venerdì 18 novembre 2011
mercoledì 16 novembre 2011
Black Mamba!
Un'ep lungo quasi quanto lo scorso lp (cinque canzoni, quindici minuti). In parte sembrano un'altra band. La voce (che qui raggiunge nuove vette, altissime, che comunque negli altri dischi s'intuiva essere tanta roba) è registrata e missata meglio di Enciclopedia...
Solo è un peccato che non ci sia uno scritto d'introduzione (come invece per i due precedenti lavori). Tanto non si capisce 'na mazza direte... Mah, vabbè, io una mia idea me la faccio.
Cazzo è un discone. Porca pupazza.
ps:poi un giorno un bel postone su tutta la discografia lo si fa
domenica 13 novembre 2011
Di nuovo
UNA SEPARAZIONE (****-)
Un
film di Ashgar
Farhadi.
Con Sareh
Bayat,
Sarina
Farhadi,
Peyman
Moadi,
Babak Karimi. Drammatico,
durata 123 min. Iran 2011.
E' questo l'evento drammatico che causa
l'inasprirsi della vicenda riportando l'azione là dov'era iniziata:
in un'aula di tribunale.
La molteplicità dei punti di vista e
l'avvenimento fuori campo degli eventi fondamentali mettono
fuorigioco lo spettatore: nessun personaggio ha l'autorità per farsi
portatore di verità, siamo costretti a non prendere una posizione:
siamo giudici incapaci di deliberare, non c'è verità, non c'è
corano né legge.
Il film, è chiaro, non è solo questo,
infatti, nel mezzo, si consumano altri drammi, dalla malattia del
padre ai problemi economici della badante, ma su tutti è quello
della giovane figlia, chiamata a decidere fra un padre che la carica
delle responsabilità che non è in grado di assumersi e una madre
assente in una sorta di Kramer contro Kramer iraniano.
Ne consegue una messa in scena fatta di
nervosa camera a mano con primi piani stretti, quasi soffocanti; è
poi un affastellarsi di decadrage fra porte, scale, finestre e vetri
sporchi: distanze fra i personaggi, ma anche anime frammentate,
ferite, imprigionate.
Una pluralità di temi quella toccata
da Farhadi che rendeva il film terreno pericoloso, ma il regista
iraniano non si confonde, non si perde inseguendo vani manifesti femministi (per quanto i personaggi femminili restino, nel complesso,
positivi rispetto alle loro controparti maschili) o sacrificandosi in
un pamphlet politico. Certo vi si può leggere l'allegoria politica e
l'antipatia per le istituzioni (la giustizia, il corano, ma anche la
famiglia, finendo per accomunare il film ad una lontana pellicola di
Bellocchio, I pugni in tasca), ma sarebbe sciocco liquidare
Una separazione come un film sull'Iran e il suo regime, è molto di
più: è un film sul rapporto tra verità e realtà, è un film
sull'essere umano. Si, un film su di noi.
IO SONO LI (***--)
Shun Li è un'emigrata cinese mandata a
lavorare in un bar a Chioggia per conto dei suoi creditori.
Nell'attesa di veder arrivare in Italia suo figlio, Li conosce Bepi,
anziano pescatore croato. Fra i due nasce subito un'amicizia (o forse
qualcosa di più) mal vista in paese e dai datori di lavoro di Li.
E' un melodramma quasi fassbinderiano per trama (siamo dalle parti de
La paura mangia l'anima), un mezzo documentario per messa in
scena: Segre, coadiuvato da un'eccellente cast formato da attori
professionisti (Rade
Sherbedgia, Marco Paolini, Giuseppe Battiston) e non, realizza un
ottimo esordio, mutuando appunto dalla pregressa esperienza
documentarista un'attenzione al paesaggio e ai volti non
indifferente, dirigendo con piglio sicuro un film pienamente riuscito
e attuale. Aria fresca dalle nostre parti.
Legenda:
(-----) : schifezza immonda
(*----): inutile
(**---): si può vedere
(***--): da vedere
(****-): assolutamente da vedere
(*****): capolavoro
giovedì 10 novembre 2011
Ancora, e ancora, e ancora...
La Zona (***--)
Di Rodrigo Plà (Messico, 2007)
La "zona" è un quartiere residenziale per benestanti di Città del Messico, separato dalle vicine favelas da un muro che, assieme a guardie private e numerose telecamere, protegge i suoi abitanti dall'esterno. La breccia nel muro che dà avvio alla storia è allegorica: i ricchi e i poveri, guardie e ladri, padri e figli, integrità e corruzione, ma non buoni e cattivi: solo ferite. Infine la violenza. Che squarcia l'animo dello spettatore così come il bianco (desaturazione a gogò) squarcia lo schermo. Nel mezzo l'innocenza del sedicenne Alejandro, ragazzo privilegiato, che si scontra e s'incontra con il suo doppio, Miguel, povero e criminale. Per Plà nessuno è libero: i poveri sono costretti a rubare mentre i ricchi si chiudono letteralmente in una prigione. Il confronto, possibile, viene negato dall'ingiustizia (sociale, economica, giuridica: totale). Uno dei film politici migliori degli ultimi anni con una scena, quella del linciaggio, assolutamente indimenticabile.
Di Rodrigo Plà (Messico, 2007)
La "zona" è un quartiere residenziale per benestanti di Città del Messico, separato dalle vicine favelas da un muro che, assieme a guardie private e numerose telecamere, protegge i suoi abitanti dall'esterno. La breccia nel muro che dà avvio alla storia è allegorica: i ricchi e i poveri, guardie e ladri, padri e figli, integrità e corruzione, ma non buoni e cattivi: solo ferite. Infine la violenza. Che squarcia l'animo dello spettatore così come il bianco (desaturazione a gogò) squarcia lo schermo. Nel mezzo l'innocenza del sedicenne Alejandro, ragazzo privilegiato, che si scontra e s'incontra con il suo doppio, Miguel, povero e criminale. Per Plà nessuno è libero: i poveri sono costretti a rubare mentre i ricchi si chiudono letteralmente in una prigione. Il confronto, possibile, viene negato dall'ingiustizia (sociale, economica, giuridica: totale). Uno dei film politici migliori degli ultimi anni con una scena, quella del linciaggio, assolutamente indimenticabile.
Legenda:
(-----) : schifezza immonda
(*----): inutile
(**---): si può vedere
(***--): da vedere
(****-): assolutamente da vedere
(*****): capolavoro
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venerdì 4 novembre 2011
La peggiore recensione della mia vita
La peggior settimana della mia vita (*----)
Di Alessandro Genovesi (ITA 2011)
Il primo film di
Alessandro Genovesi, già sceneggiatore per Salvatores (Happy
family, 2010), è tratto dalla sit-com britannica The Worst
Week of My Life, da cui prende
anche il titolo . Se nel lavoro precedente vi si poteva
riscontrare un citazionismo, anche a livello registico, fin troppo
ostentato verso un immaginario tipicamente à la Wes Anderson
con evidenti rimandi a I Tenembaum, questa
volta incorriamo in qualcosa di sospeso tra il remake e il plagio di
Ti presento i miei. Infatti
il film parla di Paolo, quarantenne imbranato e bugiardo cronico, e
del suo matrimonio incombente con Margherita, la cui famiglia gli è
ostile. Il film si sviluppa lungo lo schema tipico della commedia
romantica, tra i classici tira e molla e il tutto che sembra
inevitabilmente precipitare in vista del finale. Non mancano nemmeno
le caratteristiche più moderne di diretta derivazione hollywoodiana
come la presenza del combina-guai/cattivo-consigliere, amico di lui,
impersonato stavolta dal napoletanissimo Siani che, dopo Benvenuti al
Sud, si riconferma affidabilissimo detonatore di comicità, ma sia
ben chiaro: Troisi era di un altro livello, semmai siamo dalle parti
del nuovo Lello Arena. Allo stesso modo non siamo dalle parti della
commedia all'italiana, genere a sé stante capace, tra una risata e
qualche lacrimuccia, di riflettere sul contemporaneo. Questo a
Genovesi e a De Luigi (qui anche nella veste di sceneggiatore) non
interessa, si punta dritto alla risata e il bersaglio in buona parte
si centra: qualche buona gag alternata ad altre, scontate o del tutto
scotte, che si salvano solo grazie all'abilità del cast maschile,
del quale segnaliamo anche Antonio Catania, nei panni del futuro
suocero stile De Niro. Viceversa, quando non è il cattivo gusto a
farlo, è parte del cast femminile a impedire che la comicità
esploda: sottotono Monica Guerritore, madre di Margherita, ancor
peggio la tanto pettoruta quanto incapace Chiara Fancini, svitata
ammiratrice di Paolo mentre la Capotondi, (non) protagonista
femminile nei panni appunto di Margherita, si limita al compitino
richiestole
Di Alessandro Genovesi (ITA 2011)
La
commedia, è bene ripeterlo, funziona: si ride, anche di gusto, e non
ci sarebbe in fondo di che lamentarsi, specie guardando al derelitto
panorama del cinema nostrano. Il problema nasce raffrontandola col
precedente lavoro: un anno fa si poteva vedere in Genovesi un'ancora
di salvezza per la commedia italica: elementi originali e piuttosto
innovativi per le acque ferme del nostro cinema, una capacità di
gestire più registri con disinvoltura, una discreta riuscita sia
nell'affrontare con leggerezza temi delicati, sia nel porre uno
sguardo affatto superficiale sul contemporaneo senza scadere in
banalità o scontate affermazioni partigiane: tutto ciò lo poneva
ben al di sopra di Brizzi e di altri registi e sceneggiatori che
negli ultima anni hanno avuto a che fare con la commedia qui in
Italia. Oggi assistiamo ad un appiattimento inaspettato e deludente,
fin troppo vicino alle gag televisive di De Luigi. Si tratta dunque
di un film che può dirsi, nel suo piccolo, compiuto, ma che
rappresenta, si spera, un passo falso nella carriera di un giovane
autore che può e deve dare di più al nostro cinema.
Legenda:
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(***--): da vedere
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venerdì 21 ottobre 2011
Che poi sta storia della critica...
Giudicare è poco salutare solitamente, bene sarebbe mettersi lo zaino in spalla e andare. Invece tu stai qui a fare le recensioni. Eh ma è per scuola, ma è per divertimento. Ma vaffanculo e trovati un lavoro.
Jane Eyre (**---)
Di Cary Fukunaga (GB, 2011)
Confucio
Di Cary Fukunaga (GB, 2011)
Ritorno al cinema per
Jane Eyre: quindici anni dopo il lungometraggio di Franco Zeffirelli,
è Cary Fukunaga a riportare sul grande schermo l'eroina (in parte
autobiografica) di Charlotte Bronte, mentre alla Gainsbourg succede
l'ottima Mia Wasikowska, lanciatissima attrice australiana, già
Alice per Tim Burton lo scorso anno e in questi giorni al cinema
anche con l'ultimo Van Sant. Al suo fianco un altro attore ormai
prossimo alla consacrazione, Michael Fassbender, anche lui al
cinema in questi giorni con un altro lungometraggio (é Jung in A
dangerous method di David Cronenberg), nei panni di Rochester e
l'impareggiabile Judi Dench nei panni di Mrs. Fairfax.
Ma procediamo con ordine:
rinfrescare una storia ormai nota non è mai cosa semplice e Moira
Buffini, autrice della sceneggiatura, ci riesce solo in parte.
L'incipit in medias res e i susseguenti flashback gettano uno
squarcio di luce sulla vita di una ragazza dispersasi a rischio della
vita nella brughiera inglese. E' questa la parte migliore del film,
sorretta da una scrittura brillante che sacrifica alcuni personaggi
per lasciare spazio al nodo centrale e successivo del film: la storia
d'amore fra Jane Eyre e Rochester. Si ritornerà così al punto di
partenza da cui il film procederà sbrigativamente in vista del
finale.
L'inizio, l'abbiamo già
detto, è valido: dialoghi essenziali e inquadrature puntuali, un
continuo passaggio tra presente e passato ben architettato, che
permette di liquidare la prima parte del romanzo, infanzia e
formazione, in fretta. Forse troppa, è vero, ma, se nel cinema
bisogna saper fare di necessità virtù, la semplificazione o
addirittura la rimozione di alcuni personaggi, pur importanti
nell'economia del romanzo, può essere giustificata. E allora qual è
questa necessità? Ebbene si trattava di porre al centro, con ancora
maggior forza, la protagonista, che occupa qui tutto lo spazio e
tutto il tempo, fagocitando tutti gli altri personaggi e seducendo
Rochester. Una serie di jump-cut en plein air molto luminosi
restituiscono le emozioni di Jane e fanno contrasto con gli interni,
dove i (pochi) personaggi si muovono come ombre cinesi (ottima la
fotografia di Adriano Goldman). Purtroppo però è in questa parte
centrale che il film perde un po', nonostante alcuni buoni momenti
come l'innamoramento, reso con poche inquadrature ed una grazia
semplice e rara, la storia prosegue senza più alcun pathos: la
suspence emotiva e i colpi di scena sono mal gestiti e il tutto
scorre in modo scontato. Gli echi horror precedenti scompaiono e
l'indagine sulla repressione delle pulsioni e dei propri fantasmi
sotto il peso della fede, tema che il film sembrava intenzionato a
perseguire per alcuni tratti, resta ferma poco oltre la superficie
facendo di Jane non una retta donna vittoriana, ma piuttosto una
suffragetta ante-litteram.
Restano le ultime
annotazioni: discreto Fassbender che, come buona parte del restante
cast, offre una prova più che sufficiente seppur in un ruolo
inadatto (chi ha fatto il casting? da licenziamento!); ottimi i
costumi e le acconciature; piuttosto incolori invece gli archi del
premio oscar Dario Marianelli.
La sufficienza c'è
tutta, ma, se questo film sarà ricordato (e permetteteci di
dubitarne), lo dovrà esclusivamente alla bravura della Wasikowska
per la quale la candidatura all'oscar è tutt'altro che un miraggio.
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giovedì 13 ottobre 2011
Soffocando dolcemente (vers. Beta)
Il breve racconto di oggi, che nemmeno è un racconto (ma non divaghiamo troppo...), farà presto parte di una raccolta che uscirà per Einaudi sotto il titolo di I mancati risparmi, o di come ci rese infelici perdere tempo che di fatto sarà la mia prima raccolta di racconti brevi nonché la mia prima raccolta di racconti brevi pubblicata per Einaudi inesistente, ma spacciata per vera per una frazione di secondo. Meglio così.
Iniziava ad infervorarsi tanto la discussione lo appassionava; il vino era scorso e prese a parlare, velocemente, mangiandosi lettere, mangiandosi riflessione e calma. Lui stava dinanzi e lo seguiva con attenzione estrema, o così pareva, mentre pronunciava parole giovani e vive più che mai. "Io capisco bene che, se decido, ho un vantaggio enorme: l'azione. So bene che è inevitabile agire, perché anche in-agire, se ci pensi, è agire. Ma appunto: tanto vale agire direttamente. Però fermiamoci un attimo: la volontà nostra, o almeno la mia, è di agire per il meglio, in base a quello che l'esperienza suggerisce. Vedi a decidere...si cade spesso in errore, e allora capisci bene meglio non decidere, cioè non decidere troppo in fretta. Stare a osservare, di questo ti parlo: osservazione...cioè in questi giorni così m'è venuto da pensare. In fondo è tutta una questione di politica, no? Siamo animali politici e allora politichiamo! E cerchiamo di farlo bene no? E' inevitabile che si facciano cagate, anche colossali magari, ma, se almeno vedi...io avessi insomma lo spirito giusto...spirito giusto che credo sia questo che ho individuato e che ti ho appena detto...Insomma, alla fine questa va bene per quello che stiamo facendo no? Cioè non chiediamo a noi né a nessun altro di andare oltre ciò che osservano, capisci? Alla fine saranno solo pezzettini di vita di ciascuno ché, alla fine, è inevitabile no? che ognuno abbia un suo modo di vedere il mondo, l'universo, la vita eccetera. Cioè noi lo poniamo di fronte al lettore e scaturisce un confronto, giusto? E sarà anche la più miserabile cazzata, però ecco se noi diamo la linea guida, voglio dire, questa linea guida, di osservare senza andare poi oltre quello che uno sa e può sapere, fa presto uno a capire che se ha detto una cazzata, ha detto una cazzata. Intendi? E questo è certo meglio che fare un passo più lungo della gamba, che anche se l'intenzione è lodevole si finisce per far di meglio cercando di far di meno...no?" Fermò il suo flusso, veloce e senza soluzione di continuità prima di allora e fu come uno shock: il suo compare, dopo alcuni secondi, si rese conto del silenzio e tornò come si torna dal regno dei morti. "Però ecco" esordì sbiascicando "però ecco" ripeté. Doveva esserci dietro della droga pensò, ma non lo interruppe e con gli occhi ben sull'attenti mantenne lo sguardo su di lui. Proseguì "Però ecco, tu sei tuttora ancorato a quell'idea che una..."-s'interruppe alla ricerca del vocabolo, i suoi occhi fissavano già da un pezzo il soffitto o forse non lo fissavano affatto: erano solo persi verso l'alto sfocando persino il bianco del muro-"...sei tuttora ancorato a quell'idea che una...proposizione!...si, che una proposizione sia vera o falsa. Bello mio" tirò su col naso il muco accumulatosi "non è così: una proposizione è vera e falsa. E' perfettamente così. Si. Tutto ciò che è razionale è perfettamente irrazionale e tutto ciò che è irrazionale è razionale. Perché, ed è qui che volevo arrivare, un giorno anche tu, anche tu che mi dici che bisogna ingoiare cazzi amari. Succhiarli, succhiare cazzi" giunto a questa affermazione, che riteneva del tutto falsa(ma, è chiaro, forse era vera), provò ad interromperlo, ma una strana forza lo bloccò e l'altro poté così continuare "succhiare cazzi un cazzo! Capezzoli, capezzoli turgidi, grandi capezzoli turgidi!" urlò ai quattro venti "Pure tu, un giorno, sdraiato sul tuo comodo lettino, riceverai in bocca un capezzolo turgido. Pensa, il capezzolo turgido di una gigantesca tetta, e sarà lei a ficcartelo in bocca, a soffocarti. Tu sdraiato sotto questa donna eccitata, febbrilmente eccitata dall'idea di scoparti, talmente eccitata dall'idea di scopare proprio te che ti ficcherà in bocca il suo turgido, dolce, meraviglioso capezzolo. Ecco, ecco dove volevo arrivare. Lì tutte le domande si perderanno, si afflosceranno come vecchi seni avvizziti e tutto ritornerà, l'estasi porterà la stasi, quiete assoluta, ferma tranquillità, pace dei sensi. Un attimo di celestiale perfezione, incontro divino, punto a capo di una vita, anzi del senso della vita."
venerdì 30 settembre 2011
Salto carpiato # 1 - Da Vigo a Fincher
Per carità, è un paragone a sproposito. Si sa, lo diamo per assodato; si cerca solo di far emergere somiglianza, anche perché in fondo una somiglianza è anche sottolineatura della differenza. Un gesto che vale a poco, siamo d'accordo, ma io questo ho visto, questo ho paragonato, questa vicinanza ho sentito. Qualcosa, seppur qualcosa d'inutile, vorrà pur dire.
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giovedì 22 settembre 2011
La juve è in testa!
Io ancora non ho capito che è sto spread. C'hanno declassati sia noi che le banche nostre. Ma che vuol dire? Ma cosa significa? Che è??Morimo 'mazzati??
Sotto casa è pieno di banchetti e stand: stasera a Gorizia parte Gusti di frontiera e giù birra a fiumi. Il bar dei cinesi per l'occasione ha abbassato le lasko da mezzo a 2 euro. Nessuno le fa ad un prezzo così basso, a parte il supermercato.
Ecco, non ho nemmeno capito se i cinesi c'han comprato il debito.
E Gheddafi? è ancora vivo?(Forza Foggia!)
Poi è iniziato il campionato, alla grande direi: l'inter fa ridere, la juve vince o quasi, il napoli ieri ha perso, il milan fa ridere quasi come l'inter. Insomma, meglio di così non può proprio andare.
Una cosa che invece mi è chiara è che Berlusconi è un gran puttaniere. Ne aveva undici in fila e se ne è fatte solo 8, di più non riusciva. Il retropensiero (ma nemmeno troppo retro) di molti è: cazzo, anch'io vorrei. Pensa te che questo qui non si è scopato Belen perché all'epoca stava con Borriello, altrimenti nema problema.
Allora, caspita, ieri notte ho visto, manco a farlo a posta, Il declino dell'Impero Americano (di cui consiglio più caldamente il seguito, Le invasioni barbariche). Che questo edonismo, questa dilagante ricerca della felicità non siano forse i segni della fine dell'occidente? Che lo sciagurato destino del marxismo-leninismo abbia prodotto l'effetto contrario, ossia: non c'è una società migliore di questa-questa società non ci aggrada-scopi chi può ? I modelli di vita ideali riescono a seguirli in pochi, non sono alla portata di tutti, mia in primis, per pigrizia, per viltà o anche perché, in fondo, poco convincenti?(insomma, il progresso e la comodità devono essere del tutto scartati per vivere bene? ne siamo sicuri?).
Tutto sommato mamma e papà pagano l'università, c'han tolto la leva militare, le birrette al godina costano un cazzo. Io non mi posso proprio lamentare.
Il punto infatti è un altro, con tutto il rischio di generalizzare: fottesega a nessuno delle sorti dell'impero. Le paure ci mandano avanti un altro po', ipertrofizzati nel nostro benessere, con la juve in testa al campionato grazie a dio, la testa protesa ad un altro cortometraggio, con dieci euro in cambio di un long island gratis(la gente ha una faccia aggressiva/è qui per scopare/non può fare brutta figura).
Vedo distanti alcuni operai montare l'insegna luminosa di un centro commerciale: Vabbè c'è scritto.
Sotto casa è pieno di banchetti e stand: stasera a Gorizia parte Gusti di frontiera e giù birra a fiumi. Il bar dei cinesi per l'occasione ha abbassato le lasko da mezzo a 2 euro. Nessuno le fa ad un prezzo così basso, a parte il supermercato.
Ecco, non ho nemmeno capito se i cinesi c'han comprato il debito.
E Gheddafi? è ancora vivo?(Forza Foggia!)
Poi è iniziato il campionato, alla grande direi: l'inter fa ridere, la juve vince o quasi, il napoli ieri ha perso, il milan fa ridere quasi come l'inter. Insomma, meglio di così non può proprio andare.
Una cosa che invece mi è chiara è che Berlusconi è un gran puttaniere. Ne aveva undici in fila e se ne è fatte solo 8, di più non riusciva. Il retropensiero (ma nemmeno troppo retro) di molti è: cazzo, anch'io vorrei. Pensa te che questo qui non si è scopato Belen perché all'epoca stava con Borriello, altrimenti nema problema.
Allora, caspita, ieri notte ho visto, manco a farlo a posta, Il declino dell'Impero Americano (di cui consiglio più caldamente il seguito, Le invasioni barbariche). Che questo edonismo, questa dilagante ricerca della felicità non siano forse i segni della fine dell'occidente? Che lo sciagurato destino del marxismo-leninismo abbia prodotto l'effetto contrario, ossia: non c'è una società migliore di questa-questa società non ci aggrada-scopi chi può ? I modelli di vita ideali riescono a seguirli in pochi, non sono alla portata di tutti, mia in primis, per pigrizia, per viltà o anche perché, in fondo, poco convincenti?(insomma, il progresso e la comodità devono essere del tutto scartati per vivere bene? ne siamo sicuri?).
Tutto sommato mamma e papà pagano l'università, c'han tolto la leva militare, le birrette al godina costano un cazzo. Io non mi posso proprio lamentare.
Il punto infatti è un altro, con tutto il rischio di generalizzare: fottesega a nessuno delle sorti dell'impero. Le paure ci mandano avanti un altro po', ipertrofizzati nel nostro benessere, con la juve in testa al campionato grazie a dio, la testa protesa ad un altro cortometraggio, con dieci euro in cambio di un long island gratis(la gente ha una faccia aggressiva/è qui per scopare/non può fare brutta figura).
Vedo distanti alcuni operai montare l'insegna luminosa di un centro commerciale: Vabbè c'è scritto.
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editoriali di minzolini mancati,
realpolitik
sabato 17 settembre 2011
Trieste, o di un futuro cortometraggio
Accoglimi tra le tue braccia Trieste, io più in là non voglio andare. Restare in riva al mare, voltarmi e vedere le colline che salgono, nulla più. E, se devo, prendere un treno, tornare a casa sognando un'altra fuga, andare più distante e poi scoprire che è come restare chiusi in casa.
Bevendo e mangiando, mi imbambolo: c'è un campo di granturco, mi ci addentro, mi ci perdo.
Sono qui e qui voglio stare? Qualcosa va, qualcosa non va mi dirò, eppure sento: c'è una conclusione da fare, insomma qualcosa dovrà pur accadermi nella vita.
Mi spegni la sveglia, mentre fisso le finestre e non mi alzo; mi lavo la faccia al pomeriggio tardi e mi chiedi se qualcosa non va, no niente.
Portami fuori a bere, se puoi, più forte che puoi.
giovedì 15 settembre 2011
Tutti quei film che abbiamo detto adesso ce li vediamo - Elephant
Dopo Paranoid Park mi sembrava giusto proseguire, in ordine cronologico inverso, con Elephant(G.VanSant, 2003) che fu addirittura doppiamente premiato a Cannes, miglior film e miglior regia.
Questo poco c'interessa: le differenze principali col film della scorsa volta sono nel numero dei personaggi con quella che è una vera e propria scomposizione per punti di vista e negli "inserti" musicali. Poi c'è da dire che i film di Van Sant hanno il pregio, io ritengo così, della brevità. Qui a maggior ragione perché dopo 50 minuti di lunghissimi piani sequenza, carrellate a seguire, carrellate a precedere e corridoi interminabili davvero vuoi un'unica cosa: sta cazzo di sparatoria.
Siamo negli stati uniti, un liceo, tipo quello di Coloumbine(c'avete presente? Bowling a Coloumbine? Due deficienti schizzati che si mettono ad ammazzare nella loro scuola 13 persone?) e Van Sant segue la giornata di diversi studenti tipo. Il rischio, chiaramente, è lo stereotipo. Il buon Gus sa di non poterci far nulla, ma ne è consapevole: dà ampia libertà agli attori(che alla fine mi pare risultino più che discreti, Van Sant li sa gestire davvero bene infatti, immaginatevi un film del genere in Italia: crollerebbe dopo due minuti sotto i limiti recitativi dei protagonisti), svela la limitatezza della caratterizzazione dei personaggi in una scena precisa, ovvero quando, seguendo le tre bulimiche che camminano spedite verso il bagno, si sofferma sulla donna stilizzata che contraddistingue il bagno femminile da quello maschile, infine inserisce un'intera sequenza improvvisata: dei ragazzi sono in cerchio e discutono ad un incontro sulle differenze sociali o sessuali (non mi ricordo più!) se è possibile distinguere un gay da come cammina.
Cazzo, Van Sant che è gay te lo deve sempre far presente: a parte la scena sopra citata, i due killer prima di andare a compiere la loro carneficina fanno la doccia insieme, si baciano. Non so, mi è sembrata un po' forzata. Come le nuvole, come questo contrasto fra interni e natura.
Insomma un bel mah a questo Elephant lo diamo eccome, pur restando un film carino con delle ottime idee e con alcune scene particolarmente riuscite, diciamo che non convince fino in fondo.
Poi se ce lo fossimo visti assieme comunque era meglio.
sabato 10 settembre 2011
Abbastanza bene
In questi giorni, quando il cielo è limpido, mi sveglio al mattino e vedo il muro esterno alla finestra che è di un giallo tipo quello di questo blog e subito affianco l'azzurro del cielo. E' un bel svegliarsi, ma me ne rimango a letto il più possibile lo stesso.
In questi giorni ascolto con piacere solo un piccolo album uscito questo luglio, si chiama Bene ed è degli Aldrin. Son dei ragazzi italiani che non avevo mai sentito nominare e di cui non avevo ascoltato nulla prima d'ora. Poco male visto che ora sto recuperando alla grande riascoltando più e più volte questo lavoro.
Si tratta di quattro tracce, ma almeno 5 canzoni: Der Oldrin infatti è composto da due pezzi tenuti attaccati, due crescendi diversi e completamente strumentali; segue Vaskij Rosso che non ho capito se è una ripresa di vari riff di vasco o cose simili riarrangiate meglio, fatto sta che sul finire una vocina dice "the sho-shots o-over the-them" e mi fa ridere; poi in Molto bene c'è una citazione da Stephen Hawking e una voce sintetica dice appunto "molto bene" e la musica sembra mettersi a raffigurare esplosioni stellari nell'universo; un universo a cui non interessa come sei o come stai e per questo gli aldrin ci dicono forza e coraggio, solo chi ha paura può essere sottomesso E' il testo di La drogue che si scioglie poi nel finale in un inaspettato coretto che sembrano quasi i crash of rhinos, solo più gentili e più italiani. Embrace the earth fell it breathing, Embrace the men watch them sinking. Ed è un po' tutto qui, in questa contraddizione, fra l'abbraccio e il guardare affogare: grandi cavalcate e frenate, chitarre elettriche e suoni sintetici, batteria acustica e batteria elettronica e via dicendo. Ma io non so fare mica le recensioni musicali, quindi bon: Bene mi è piaciuto molto, mi piace ancora e lo ascolto.
sabato 3 settembre 2011
Futurismo
Bleaaaah raggg vrrr pfscchhh bloooooorghpsgmsnhp.
-Ahn, letteratura futurista!
-No, sto cagnando
-Ahn, letteratura futurista!
-No, sto cagnando
lunedì 29 agosto 2011
Tutti quei film che abbiamo detto adesso ce li vediamo - Paranoid Park
Davvero, pare riesca solo a parlare di cinema ultimamente. E male. Parlare di cinema che poi è sempre un'approssimazione per difetto.
Parliamo di Paranoid Park(Gus van Sant, 2007). Film particolare, sembra procedere per spezzoni narrativi disposti a caso e abbozzi di videoclip. I cahiers du cinema han detto che era il miglior film del 2007, più calmi gli spietati che lo mettevano 12°. Fotte obbiettivamente sega delle classifiche, e non so perché ne ho parlato, penso per la sorpresa di notarlo al primo posto per una rivista così prestigiosa(la più prestigiosa!).
Chissà, magari ai francesi piglia bene l'adolescenza e lo skateboard, o anche semplicemente l'adolescenza. Per la quale nessuno è mai pronto, un po' come per paranoid park.
Meglio spiegare: paranoid park è tipo la pool delle fornaci, ma a Portland, quindi molto molto più grande e molto molto più fica. Il ragazzino protagonista sta preso un po' male dalla vita, ma forse è tutto a posto. E' solo una fase, gli passerà credo. Beh, si tratta di quella fase di passaggio che chiamiamo, appunto, adolescenza. E' l'innocenza ad andarsene, il peccato t'investe e ci sono colpe da espiare, magari da esorcizzare scrivendo su fogli sparsi la propria drammaticamente(e splatteramente) comica storia di un sabato sera qualunque. Aldilà degli eventi sfortunati e particolari, del cadere (forse) in fallo della memoria, della rielaborazione soggettiva degli eventi e tutte ste cose realitivistiche date da le stesse scene che si ripetono, simili e non uguali, mi vien più che altro da dire che siamo stati tutti un po' come Alex, a perdere la testa in chissà quali pensieri durante una noiosa lezione di scienze mentre qualcosa sembra sempre mancare. Poi ci sono i super8 fatti seguendo gli skater da dietro con bella musica sotto. Basta poco per farci stare meglio.
giovedì 25 agosto 2011
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