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lunedì 28 marzo 2011

Bip... bip!



Rigido nei tuoi abbracci
e distante altrove assente
pari in cima a una piramide
maia da cui ti scuti attorno
c'è chi sale c'è ci precipita c'è
chi si ferma a metà gradinata
chi più su chi più giù..

Immagini abominevoli per descrivere
le nostre debolezze, invece che parole
dolci e affettuose, zucchero di canna
a zollette, e il prato su cui
facciamo picnic.

Distanze che sono sinonimi di
sintomi sinonimi di distanze
postulati assiomi mai scritti
che distanze prendo le distanze
mi dissocio questo no! NO!
io non ci sto, bravo!.. BRAVO!

Non spegnete la sveglia quando suona sul comodino!
Non spegnete la sveglia quando suona sul comodino!
Non spegnete la sveglia quando suona sul comodino!
Non spegnete la sveglia quando suona sul comodino!

mercoledì 2 marzo 2011

LLAAB #6 - anticipazione

Funziona.
Dove sei? Sembra la stanza di un ragazzino. Il letto è come appena fatto ed è...beh...davvero comico che tu sia imbavagliato e legato ad una sedia. Dalle ampie finestre entra luce a provocare la tua ombra la quale termina proprio all'altezza della maniglia.
Ti divincoli fortemente fino ad accorgerti che non serve a nulla. Provi a ragionare: come slegarmi? come uscire da questa situazione? Situazione che poi, diciamocelo, francamente non si capisce come sia venuta a crearsi. L'ultimo ricordo che hai è il ritorno in tram. Cos'è che dovevi fare? Cos'è che avevi appena fatto? Non riesci a concentrarti, senti una forte emicrania e lo sconforto ti prende.
Ti arrendi ai nodi e resti, fiacco, in attesa di qualcuno.
Ora invece sei in treno: stai ascoltando la musica ad un volume piuttosto alto e ti senti slegato dal luogo dove sei, ma non tanto il luogo geografico, che è invero l'unica cosa con cui ti senti in contatto, bensì dalla situazione: tu nel treno con altri passeggeri che non conosci, in un viaggio di due ore. E' proprio la tua tendenza ad osservare i graffiti che si trovano nei pressi delle stazioni a riportarti lì dove in realtà sei: una scritta ti strappa un mezzo sorriso. Piuttosto buffo. La ragazza nel sedile di fronte a destra ride piano e ti guarda fingendo di non voler essere vista, riuscendoci pienamente. Fai una delle tue uscite mimiche autoironiche e poi la giudichi: brutta. Torni nel tuo splendido isolamento.
Una secchiata d'acqua fredda in volto e ti risvegli, sei di nuovo nella stanza, imbavagliato, legato, mal di testa. Ci sono due uomini in abito scuro che ti guardano. Uno ha il volto segnato dall'età, i capelli lunghi e viscidi, raccolti in una coda, denti brutti e in buona parte marciti e - oddio, questo no! - una catenina d'oro al collo; l'altro è alto e grosso, capelli ricci e barba di almeno un paio di giorni, la camicia senza gli ultimi bottoni: petto villoso. Non sei molto lucido col pensiero, cerchi di capire quello che stanno dicendo, ma comprendi solo pochi suoni a cui non riesci a dare un senso. Ti slegano, ma ti lasciano imbavagliato e ti bendano. Ti trascinano perché non sei in grado di camminare, tale è il dolere per i lividi dei quali solo in questi istanti ti sei reso conto. Il cuore sempre più affranto, non pompa il sangue per singhiozzare. Ancora una volta cedi.
Stai scrivendo un saggio, non sai di cosa, e sei stanco. Decidi di staccare un attimo e ti concedi una tazza di caffè. Poco dopo sei in giro per la città e trovi un tuo amico, vi salutate e con piglio sicuro raggiungete gli altri per una bevuta in compagnia. La troppa birra di lì a poco ti porta a pisciare, entri nel bagno, ma scivoli, quasi cadi, ma solo quasi.
Vieni sbattuto a terra, sei disorientato dalla presenza della benda davanti agli occhi, ma stavolta hai le mani libere e te la togli, poi fai lo stesso col bavaglio. E' tutto buio intorno a te, fiuti la presenza di altre persone attorno a te, ma non riesci a vederle. Lentamente la tua vista si abitua al buio e conti quanti sono: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto. Otto persone attorno a te. Nessuno di loro si muove, tu giri in cerchio su te stesso, spaventato, ora riesci a singhiozzare. Il cuore inizia a battere fortemente, si sente un rumore elettrico: ti giri. Una scossa elettrica ti colpisce e in un attimo sei a terra in preda alle convulsioni. Nemmeno il tempo di riprendersi e vieni colpito al fianco da una forte bastonata. Già non eri forte prima, ora sei in pezzi, giacente a terra, privo di ogni difesa. Intorno a te le risa, sempre più forti e grasse, il suono di una zip e qualcuno ti piscia addosso. L'imitazione a volte è un esercizio utile e non sta a noi giudicare se lo è stato anche questa volta, di certo a te non è andata bene: ti ritrovi nel pieno di un amnesia, con una forte emicrania, ricoperto di lividi in una pozza di piscio. L'unica cosa che riesci a fare è sputare fuori quello che ti arriva dritto in bocca e poi sbiascichi una bestemmia. "Come hai detto?" Un calcio violento sullo stomaco "Porca troia mi sono sporcato le scarpe, che merda..."
Lentamente affoghi in una pozzanghera di urina.
Stai pranzando da tuo padre. Ti serve in tavola il pasto caldo che ha preparato con cura: lapensionemiocaro. E' un uomo premuroso. Tu mangi un poco, poi ti alzi dal tavolo e vai in balcone. E' clamorosamente maggio con il suo odore di polline. Un sole già meno introverso illumina i balconi del palazzo a fianco baciando una grassa signora alle prese con i fiori. Dalla cucina tuo padre ti chiama, ché i piatti non si lavano da soli.
E' il puzzo a risvegliarti. Sei completamente slegato e dunque libero, almeno nei movimenti. Ti alzi, ti porti una mano al naso, poi la riallontani: non c'è modo di scappare al tanfo opprimente che ti avvolge. Cammini trascinando un poco i piedi: sembri zoppo. Vai verso una piccola luce, vi arrivi, ti copri il volto per ripararti da essa. Esci dallo stabile: è una vecchia costruzione abbandonata, forse appartamenti, forse uffici. Sei in mezzo al mancato giardino, alcuni steli d'erba arrivano fin sopra le ginocchia. Insetti per terra. Ti guardi intorno, non c'è nessuno. Ti allontani.
Fa un caldo terribile e sudi, i vestiti sporchi ed ancora umidi, la situazione sta diventando opprimente. Scalzo ti ritrovi in un bosco dove si sente chiaramente il rumore di un ruscello. Avanzi, sempre più a stento a causa dell'olezzo, attento a non pestare dove ci si può far male, ma è una cosa difficile data la condizione in cui ti trovi: finisci per tagliarti il piede su una pietra. Urli. Ti fai forza e tiri avanti, più che puoi: il rumore del ruscello è sempre più forte, e là, dopo quella fila di alberi, dove inizia una discesa, sei certo di vederlo.
Improvvisamente una fitta alla pancia, ti pieghi su te stesso, appoggi una mano ad un albero. Stringi i denti e rifiati guardando avanti. Giungi all'ultima fila di alberi e osservi: nessun ruscello. Bensì di fronte ai tuoi occhi si mostra una gigantesca macchina metallica a te sconosciuta. Delle dimensioni di un bus, essa ha molti tubi a vista, è sporca e un po' arrugginita, ma sembra funzionare a regime. Non puoi far altro che girarvi intorno, cercando qualcosa: un cartello, un bottone, delle istruzioni. All'improvviso una folata di vento riporta all'attenzione del tuo naso l'odore che porti appresso. Ti levi la maglietta e la getti distante.
Inizi a colpire la macchina con dei pugni, ma finisci solo per fiaccarti. Inserisci il braccio in una piccola fessura fra una tubatura e l'altra fino a toccare qualcosa di caldo, bollente!, ti ustioni subito e fai per ritrarre il braccio, ma è bloccato. Urli disperatamente nella speranza che qualcuno possa sentirti. Un dolore lancinante e terribile: ritrai fortissimamente il braccio riuscendo a farti spazio e a liberarlo, poi, per una questione fisica, voli un metro all'indietro battendo la testa su della terra morbida, ma svieni egualmente.
Quando ti risvegli il sole è già tramontato, la macchina è ancora lì ferma a produrre il rumore del ruscello con l'aggiunta di qualche bella lucetta.
Il dolore e il puzzo sembrano svanire di fronte alle grandi domande che sorgono rigogliose nelle tua mente. Continui ad osservare il misterioso oggetto: cosa sarà mai ad alimentarlo? chi l'avrà acceso? chi l'avrà fabbricato? chi costruito? chi mantenuto(se è stato mantenuto)?
Non riesci davvero a darti delle risposte plausibili. Sconsolato allarghi le braccia in segno di resa.

lunedì 21 febbraio 2011

Una tragicommedia italiana

Stento a crederci che ci sono 4 lettori fissi di sto blog. Che è tutto sbagliato, a partire dell'idea di fondo.
I poeti vendono i loro guai migliori, diceva Alda Merini, i blogger sfigati cosa fanno non si sa, a parte postare i loro guai peggiori.
Ma già che ci sono ripeto quelle due o tre cose che dico in modo ricorrente.
Schiavi della produttività e del liberismo, volenti o nolenti, sappiamo che Marchionne fa solo il suo lavoro e lo fa bene. Un liberismo che poi, si ci si pensa, è ormai solo di facciata, visto che a comandare sono le poche corporation esistenti e che dunque il sistema economico ricalca più il feudalesimo medievale, piuttosto che ineggiare allo spirito d'impresa.
Ma di economia non me ne intendo.
Diciamo che non m'intendo di nulla, ma provo umilmente a dire la mia. Il problema è che spesso mi scordo dell'umilmente e tiro dritto a non finire. Questo E' UN PROBLEMA.
E in quest'orgia di tuttologismo di pochissimo valore non può che uscirmi un ragionamento della serie il mondo che c'è fa schifo, ma è anche quello che abbiamo voluto ed, almeno in parte, espresso tramite il voto. Dunque non è vero che la gente ha l'imperativo morale kantiano dentro, che, masochisti a parte, non potrebbe non portare al socialismo. No ok, ora si esagera e di gran lunga, ma insomma il socialismo non lo si vuol fare sul serio, nel senso: sul serio non è una forma naturale ed istintiva di associazione per l'uomo. Dunque il socialismo va imposto e quando s'impone una cosa si fa sempre del fascismo, buono o cattivo, ma fascismo.[ovviamente qui si fa un uso improprio del termine fascismo]
Resta dunque Max Collini che dice "I giacobini avevano ragione e la Rivoluzione Francese fu una cosa giusta".
Torniamo a far quei discorsi da casta intelettuale illuminata(a cui, fra le altre cose, siamo lungi dall'appartentere, ma facciamo finta che...), la quale prenda il comando del mondo e faccia tutti felici (come no). La democrazia certo, come dice Bene, sussiste nella pratica certosina dell'autoinganno, dove il popolo è bastonato su mandato del popolo.
Vabbè ma in conclusione dove vuoi arrivare?
Una dittatura governata da me, naturalmente.
Riflessi dell'individualismo dilagante ed invadente a parte, resterebbe da parlare di Berlusconi e vorrei far notare la bella tipetta mezza nuda che campeggia nella pubblicità su Repubblica.it. Un po' comica la cosa, e tragica ovviamente. Qui ormai è tutto tragicomico. Parlare di Berlusconi per dire cosa: i vecchi bavosi mi fanno schifo, così come gli impresari che son ladri, i mafiosi. Ecco mi fanno più schifo i mafiosi e certa televisione targata Mediaset, che i vecchhi bavosi. Poi trovi tutto questo in una stessa persona e diranno "è il male". Ne fa parte, penso io, ma, per tornare alle cose che dico in modo ricorrente e infine risultano sterili(che è il contrario dell'effetto che vorrei far si suscitassero), dicevo....fa parte del male, ma infondo che ci frega? La sua vita dev'essere di una tristezza e non la cambierei per nulla al mondo con la mia. Anche se sono un ragazzino dall'aria triste.
Nino Rota diceva che la musica lo immalinconiva perchè lo rimandava ad un mondo di perfetta armonia. Più o meno siamo lì, e con ciò abbiamo detto, marginalmente, anche delle mie sfighe consuete.

lunedì 7 febbraio 2011

7 di febbraio

Un quarto di mese è quasi passato.
Io volevo solo dire al caro sig.youtube che non voto berlusconi e non me ne fotte un cazzo delle riviste di centro destra porco dio

E che c'è modo e modo di avere vent'anni.
Vorrei fare qualcosa di bello, per allontanare da me questo senso di colpa senza apparente motivo che mi affligge or ora.

mercoledì 2 febbraio 2011

Divagazioni

Al più accennati ma mai affrontati
discorsi e spirito affranti e iintrappolati
in un mondo parallelo

fino a che punto prende le nostre vite?
fino a che punto ci succhia il midollo?

in cosa si è trasformato il contatto?
bottoni da premere per compiacersi,
l'illusione di avere qualcosa sta diventando
più gratificante della cosa stessa.

Non vi accorgete che ci stiamo sgretolando?
Il naso della sfinge è solo l'estremo più visibile,
mentre perseverate nei vostri rituali e abitudini
c'è chi rinuncia alla bellezza del reale,
cos'è diventato il contatto? cosa?

"... Noi abbiamo seguito, con gioia, questa via... e siamo arrivati, e in queste celle, sopra questi piatti, tra immortali lavandini, con una schiera di armadi fedeli, di gabinetti affezionati, qua c'è la nostra realizzazione. Guarda. Qualcuno alla fine deve parlare! Te ne stai seduto, come un bambino in un mattatoio, e ti cresce il pelo... Di chi è la colpa? Risponditi da solo..."

mercoledì 26 gennaio 2011

Fino all'ultimo round - 3


Improvvisamente scoppia un temporale. Corriamo a perdifiato sotto ad un riparo. Io, te e la tua valigia piena di cose e soldi rubati. La pioggia ti ha reso bellissima, ti si sono inturgiditi i capezzoli. Non te lo dico e ti guardo sorridendo. Mi fai che c'è un bar dall'altra parte della strada "Andiamo". Ti avviso dei capezzoli e te ne fotti.
Entriamo dentro questo bar piuttosto noioso. I vecchi si girano e ti guardano. Ci sediamo, io sono stanco. Tu no. Metti un pezzo al juke box, ordini da bere. E ti intrattieni con un uomo. Non ti guarda i capezzoli, non posso competere evidentemente. Torni al tavolo portandomi il drink e questo nuovo personaggio. Gli fai "Questo è il mio amico"-è la volta che ti strangolo-"con cui sto girando l'Italia" eccetera eccetera e che cazzo te lo scopi con gli occhi.
I temporali finiscono, è un dato di fatto. Ci rimettiamo in marcia e il tuo caro amico ci offre un tetto dove dormire. E' tardi. Dici di si. Io dico vabbè.
In auto parlate tu e lui, io cullo la gelosia e penso a quando ti ho fatto ascoltare una canzone e hai detto che faceva schifo, ma al concerto ci sei venuta lo stesso. Non c'è davvero niente da fare la sera.
Ora non ci crederai, ma siamo nella casa di un poliziotto, di un investigatore. No, non è gelosia. Non sei d'accordo. Alla fine dormiamo. Alla fine mi sveglio e trovo un tuo biglietto "Avevi ragione come al solito: è un poliziotto. Sono scappata con lui, andremo in qualche posto esotico: l'ho dovuto fare per evitare la galera. Ti ho lasciato un po' di soldi. Avevi ragione tu, spero che questo ti renda almeno un po' felice." Aveva ragione il mio amico: è una troia. E mi ha lasciato 20 euro.

domenica 23 gennaio 2011

Fino all'ultimo centesimo - 2


Presa in mano un'autostrada io e te corriamo come pazzi e scappiamo. Ci dovremo fermare però per dormire in una squallida e diroccata e abbandonata casa in mezzo al nulla. Abbiamo fatto l'amore così per un po' sei stata calma.
Hai detto ti ho portato in un mare di guai perché nuotare insieme è cosa bella e giusta. Io avevo piani diversi, come ad esempio ridere dei nostri difetti fino a morire. Ma va bene così, deluderla è inopinata sconfitta!
Benzina fino all'ultimo centesimo. Abbiamo il serbatoio mezzo pieno, mezzo pacchetto di sigarette e una scatola di goldoni. Occhiali da sole scuri, montature: rossa e verde. Le donne dei film di Hitchcock.
Cos'è? Non ti piace l'Italia? La gente? Va bene, guiderò fino alla bielorussia. L'avrei fatto se non avessimo bucato. Dopo aver invertito il senso di marcia. Abbiamo bucato e non c'è modo: a piedi, c'avventuriamo, in un campo, di grano. Vorrei ci fermassimo un attimo a riposare. Dici di no: ci sono altre banche da svaligiare.

Fino all'ultimo film francese che parla d'amore - 1


Riponesti i tuoi capelli da qualche parte. Era la stufa, ma non te ne curasti. Andrai da qualcosa stasera, qualcosa ti guida, non sai bene. Non la vuoi identificare. Abbassi con calma il tono della voce e dici sommessamente 'va bene', e via con quest'auto che sfreccia per le via della città. Sento il mio cuore distante, come un disco carino ma infin dei conti inutile. Tu sei molto socievole e condividi un bicchiere dopo l'altro. Ti ho detto mia madre è morta ch'ero bambino, qui, si sa: una donna con la pistola e il gioco è fatto.
Scappiamo improvvisamente verso Palermo o forse più a sud. Sei tu.
Mi hai convinto a rapinare una banca e l'abbiamo fatto, decisamente hai riposto i capelli da qualche parte, sopra il tostapane, ma non te ne curasti. E corriamo con questa piccola auto.
Ci fermiamo ad un autogrill; fuori dall'entrata del bar c'è un uomo sulla quarantina, che sta per diventare brizzolato. Giace solo in piedi. Deve aver perso la figlia perdendo la moglie. Immobile guarda il panino stretto fra le sue mani. Non è fame quella che ha: un panino fra le mani e la smania di recuperare ciò che perdi.
Tu sei in macchina al mio fianco che guido, ma è una ricorrenza. Dici tu cosa fare, 'cos'hai fatto ai capelli?'. Dio sa che ti vorrei baciare ai centotrenta e spezzarmi il cuore, se ne valesse la pena, contro un tir. Palermo ci attende colorata com'è d'inverno. Noi arriveremo.


mercoledì 19 gennaio 2011

citazioni

"mi sento come quattro anni fa, solo col pisello più matto"

martedì 28 dicembre 2010

Ottime scuse

Mi viene in mente un pezzo nuovo dei Massimo Volume, dove ad un certo punto e per un certo motivo dice "la consapevolezza che la vita poteva essere tranquillamente rappresentata in un banale quadretto balneare". O una cosa del genere...adesso non ci sono cazzi di controllare.
Più o meno sobrio ho recitato questa cosa qui sotto l'altra sera in un bar. Ringrazio, e non sarà mai abbastanza, i Sergio Ramos e Bruno che mi hanno accompagnato musicalmente, così le parole si son sentite meno bene. Io ne lascio testimonianza, perchè ogni tanto è giusto palesare la propria finta modestia.
Ho appreso da Il cinema secondo Hitchcock di Francois Truffaut, che tale Louis Ferdinand Céline divideva le persone in due categorie, gli esibizionisti e i voyuers. Ahimè credo di essere fra i primi e di conservare tuttora la bramosia di essere fra i secondi


Ottime scuse
Poco prima di sparire sei venuto da me. "Sto scrivendo un romanzo, pensavo d'intitolarlo 'Ottime scuse'"
Prima di andartene mi consegnasti un foglio di carta riciclata. C'era scritto pressapoco così:
"Sono giorni che mi sveglio male
Nel pieno di sogni che perdo subito
non riesco a trattenere
Durante il giorno immagini nella mia mente,
evito di rispondermi in certi casi.
Quando torno a casa per non pensare accendo il televisore:
c'è un uomo con suo figlio
sono in una spiaggia
il bambino stringe la sabbia nel suo pugno
e mostra al padre
che non riesce a trattenerla,
ma suo padre è distratto
guarda il mare
alla ricerca di qualcosa, una vela in lontananza forse,
ma non la trova: solo il calmo movimento delle onde
di un soleggiato pomeriggio invernale.
Poi si volta verso suo figlio
che stringe inutilmente il pungo,
gli sorride, ma sembra mentire.

Sono una strada poco trafficata e piena di toppe

Un altro passo e saltiamo in aria
Un altro passo e saltiamo in aria
Un altro passo e saltiamo in aria"
Poi non t'ho più visto.
Assistetti da solo alla morte della mia generazione, ma non provavo rancore o disperazione o smarrimento.
Sono stato a casa tua dopo la tua morte,ho cercato dappertutto i fogli dove lo scrivevi, ma non c'era niente; fra gli scaffali, dentro ogni armadio, perfino in cucina. Ma non c'era niente. Le audiocassette erano tutte vuote, eccetto una: riavvolsi il nastro e sentii il suono della tua chitarra. All'improvviso si distorceva e tu urlavi qualcosa, il suono della tua chitarra si distorceva e tu urlavi qualcosa, ma non si capiva cosa dicevi. Tu urlavi ma non si capiva cosa dicevi.
[mi hai detto "è come se mi martellassero dal di dentro"; le vostre storie d'amore; le nostre cadute; siamo in mano a dei gerarchi nazisti?; aspirazioni da piccola borghesia invadono la nostra periferia; fai qualcosa, fai qualcosa per dio! Perché è già pronta la tua ottima scusa]

lunedì 29 novembre 2010

Il raggiungimento di una cosa tipo la filosofia zen






dedicato alle lesbiche



(racconto)
Ok Matrix, ok La Montagna sacra, ok INLAND EMPIRE, ok Winnie the pooh, ma mai si era visto nulla del genere. Ok, non dovete prendermi troppo sul serio.
Tutto ha inizio nel 1914: un nazionalista slavo spara ad un principe austroungarico. La maestra vi avrà spiegato che questa non è la causa della prima guerra mondiale ma solo la fottuta miccia. Proprio un esplosione col botto: un'escalation di morti, così è la vita, che non puoi proprio sopportare, se ci pensi!
Insomma, piatto ricco, mi ci ficco! E tanti saluti a Giolitti: l'Italia nel '15 scende in guerra. Il risiko parla chiaro: bisogna conquistare Trento e Trieste oppure tutta l'Oceania, l'Asia e un terzo continente a scelta. I generali italiani sono degli idioti, ma capiscono che forse è meglio attaccare l'Austriaungheria. E bam bam bam! Viene distrutto il forte austriaco di Luserna, detto padre eterno perchè erano convinti non potesse essere distrutto. Insieme al Titanic è uno dei casi più clamorosi di auto-gufaggio nella storia.
Vabbè adesso, per farla breve, diremo che c'è stato un po' di casino tra i monti trentino-veneti e la zona isontina; non è molto interessante perchè di sesso ce n'è poco, mentre sul fronte occidentale almeno c'era Mata Hari. Ok, ci dice male come al solito.
Comunque dopo morti, bestemmie e sconfitte brucianti(delle vere e proprie Caporetto!)(ok non faceva ridere) l'Italia se la passa male, e infatti Cadorna viene licenziato e a guidare la nazionale arriva il generale Diaz, che vince la famosa partita Italia-Austriaungheria di Vittorio Veneto, che prima si chiamava Ceneda e Serravalle che erano due comuni diversi. Comunque nonostane le spedizioni punitive e le evidenti inettitudini dei nostri generali abbiamo vinto. Si! Siamo dei fighi!
Fatto sta che ci sono comunque dei casini belli grossi perché, mentre dalle B-a-r-a-k-k-e-n-l-a-g-e-r(cit. Testolin) tornavano in trentino tutti troterellando i nostri neoconnazionali, sul fronte italo-orientale succede di tutto e di più e la cosa si protrae per un sacco di anni ed ancora oggi è una buona occasione per lucrare sul dolore da parte dei nazionalisti italiani, così è la vita.
Tutto questo per raccontare che oggi Gorizia confina con la Slovenia, che una volta era un pezzo di Jugoslavia, che una volta era un pezzo di Austriaungheria, che al mercato per due soldi mio padre comprò. Insomma, Gorizia è pericolosamente vicina alla Slovenia, uno stato poco più grande del Veneto. Questo sicuramente dà del dispiacere al tipo che ha scritto in grande "Veneto Stato" lungo il Costo. Così è la vita.
Dicevo che questa storia iniziava più o meno nel 1914, ma ora dobbiamo spostarci più avanti nel tempo e anche da un'altra parte.
E' il dicembre 1982 e da qualche parte in America nasceva Ben Goldwasser. Evidentemente l'aria americana era troppo pallosa o comunque la commistione fra l'aria occidentale e fetida di newyork e le sue caratteristiche genetiche lo spinsero a non fare l'idraulico, lo scienziato, il politico, il transessuale, il taxista, la comparsa in un film sul vietnam o chissà che altra saltimbancheria postmoderna. Nossignori! Ben incontra Andrew VanWyngarden e mette su una band destinata a scalare le classifiche di tutto il mondo grazie ad un singolo accattivante quale Time To Pretend e replicando con altri successi del calibro di Electric Feel e Kids. Il primo album degli MGMT, così si chiamano, è curioso e ispira all'utilizzo di droghe, ficata mega wesh, e si regge appunto sulle canzoni sopracitate. Certo a volte la ricercatezza del pezzone è fin troppo evidente ed è chiaro come Electric Feel sia una cagata colossale. Nonostante questo arriverà un sacco di gente a dire che è una ficata mega wesh. Così è la vita.
Insomma sti baldi giovani fanno i loro concerti in giro per il mondo, tirano su un bel po' di soldi, un bel po' di groupie e con tutta probabilità anche qualcos'altro. Ora arriva il bello: il secondo album. Già tutti i criticoninerdoni che passano da una webzine all'altra li hanno catalogati come fuffa: è quindi il momento di spiazzare pure le fichette che prima venivano a dirti che erano fichi mega wesh. E lo fanno! In barba alla loro major pubblicano un album invendibile e di difficile valutazione, dato che non faccio uso di droghe psichedeliche(comunque fa abbastanza cagare dai). Continueranno a fare però dei video tripposi con i quali certi giovani fichetti e fichette con la vena alternativa dei miei coglioni potranno spararsi delle allegre seghette fiche mega wesh. Così è la vita.
Fatto sta che il cachet rimane alto.
Dicevo che questa storia iniziava nel 1914, ma anche nel 1982. Ma anche nel 2010, a Vicenza(pensa un po' che storie fiche mega wesh).
Un allegro perditempo deve decidere come passare il resto della vita; evidentemente l'aria vicentina era troppo pallosa o comunque la commistione fra l'aria occidentale e fetidia di san lazzaro e le sue caratteristiche genetiche lo spinsero a non intraprendere la strada per diventare idraulico, scienziato, politico, transessuale, taxista, comparsa in un film di Boldi senza DeSica o chissà che altra saltimbancheria postmoderna. Oh no! Lui vuole fare il cimena senza manco sapere cosa cazzo significa. Auguri e figli maschi. Così è la vita.
Ovviamente per inettitudine e pigrizia e sfiga(un po' dai) si trasferisce a Gorizia a sputtanare il suo tempo in un corso universitario sottotitolato "Non lamentarti se non troverai un lavoro, coglione!". Ai suoi occhi appare evidente che restano tre anni di vita da nababbo con tutto pagato da mamma e papà e si concede alla perdizione conoscendo uno che si fa chiamare Bubi, conosciuto pure come Ultimo dominatore della Nebbia. Brutte storie.
Qui ci sta una digressione manzoniana come poche: potrebbe intitolarsi "Il non monaco del lido" o "Storia del ludro infame". Roba per stomaci forti. Si perchè a condivere il tetto con il nostra baldo giovane vicentino vi è un oscuro personaggio: un pokemon acquatico dissidente, un ex-terrorista islamico trapiantato nella laguna veneziana etc etc E fin qui nulla di strano, il problema è la dieta ferrea che quest'uomo o, come direbbe Nietzsche, superduperuomo segue fedelmente. In pratica, , questo docile studente di scienze diplomatiche, di fronte ai fornelli si trasforma in una macchina di ludrezza. Un tizio del seicento ha scritto una cosa che ha ispirato sta storia e qui ve la riporto:

Eora, sta ricetta xe ispirada a quea del "sugo ludro", e vol esser un modo manco triste e pi gustoso de far i fasoi.Fasì ea solita frittura de segoe in tel butiro. Mentre ch' ea segoa se desfritega, caveghe el buèo a na luganega (GRASSA) e preparè 100 grammi de pancetta (dolse o fumegà). Zonteghe ste robe ludre in tel soffritto e dopo aver mescola un fià, lasse che se desfritega anca eore (se ea segoea ve par ch' ea se bruxa zonteghe un fià de acqua). Quando tuto el grasso dee luganeghe se sarà sciolto zonteghe i fasioi con un fià de acqua. Smissiè e spete finchè i fasioi no i sarà cotti. Zonteghe eora un fià de latte ( anca panna se volì). Se volì far na roba figa, zonteghe farina, cussì vegnarà fora un fià de cremina (doparè un passino, sinnò se forma i grumi, ghe sboro).Quando che tuto sarà pronto, servii in te dee scodee co crostini cosparsi de strutto e salai. Bon appettito.

Va bene ci siamo intesi: a Gorizia ci sta gente strana. Pensa un po' a quei tipi morti sull'isonzo dopo aver tirato su le loro quattr'ossa, se solo l'avessero saputo di star a perdere il loro tempo per ste robe! Così è la vita.
Ma torniamo all'oscura serata nell'oscuro castello isontino di bubi. L'alcol scorreva a fiumi di gin lemon e, mentre l'allegro coglione vicentino perdicchiava il suo tempo in chiacchiere con dolci e giudiziose snob, il conte bubi, di motor munito, veniva seviziato, torturato e infine obbligato ad offrirsi volontariamente di guidare per quella che la storia sancirà come nuova Parigi-Dakar: sto parlando di un viaggio da Gorizia a Maribor, nel profondo nord-est sloveno.
E' qui che le cose inziano a delinearsi: a Maribor ce stava el concerto deiemmegìentì aun'euro.
Era un sabato. Un sabato freddo. Un sabato freddo a Gorizia. Un primo pomeriggio di un sabato freddo a Gorizia. Vabbè basta così: i nostri viaggiano a bordo di una fatiscente nissan-serena 7 posti, 4 porte, 16 valvole, 4 cilindri, 2000cc, interni brutti, esterno idem, comoda per chi siede nella fila in mezzo. Non il nostro allegro coglione, che nel frattempo s'era accodato per il viaggio. I componenti: bubi, l'allegro coglione, le dolci e giudiziose snob, il genio di turno, un ragazzo de borgata e il veneziano ludro.
E' nel primissimo pomeriggio che iniziano le brutte notizie: proprio il veneziano ludro cede a causa di bruciori di stomaco inzialmente ricondotti all'alcol(accusa che si rivelerà errata, è colpa della ludrità). Così è la vita.
I nostri partono comunque: a Maribor sono previsti -11°C. Frattini dirà "E' l'undici settembre della metereologia". I nostri non demordono e armati di diesel e buona volontà partono alla volta della Slovenia.
E' un viaggio arduo, che attraversa terre impervie: i nostri si troveranno di fronte numerosi pericoli, a partire dai tir che superano a destra...
Questa storia però potrebbe iniziare nel 1952 nella periferia di Lubjana, dove, nel ghetto dei nigga, dal matrimonio di Nastjia Acimovic e Maria Menego nasce il piccolo Vladimir. Vladimir è bianco e razzista, dura venire su in quartiere di reppergangstanigga super incazzati col mondo. Così è la vita e Vladimir, se ne fa una ragione. Non riesce però ad accettare questi disaddattati del cazzo che si lamentano di non avere soldi e che vogliono diventare ricchi o muorire provando. Cazzo, Vladimir non lo può proprio sopportare, proprio proprio no. Fatto sta che decide di darsi una mossa e sfida in una battaglia hiphop uno dei nigga e gliene canta quattro sul fatto che il denaro non conta un cazzo. Bravo Vladimir!
Comunque a nulla serve il suo tentativo: dei tanti nigga partiti per far i schei ne tornano pochi, ma quelli che tornano c'han tutti i denti diamantati, dorati, lucidati, super fichi mega wesh che qui nel ghetto nigga di lubjana tutti vogliono diventare ricchi nigga sfondati. Io non li capisco. E nemmeno Vladimir, ma così è la vita ed egli decide di andarsene dal suo quartiere, di staccarsi dalla periferia della metropoli e andare a vivere in provincia.
Arriva in provincia e si accorge che la provincia slovena no, è veramente una merda: già stare nella capitale slovena è come stare in provincia ed è proprio incazzato: un cazzo di adolescente di provincia incazzato e desideroso di giustizia sociale come pochi! La verità, cari lettori, è che, in questo momento di folle disperazione e smarrimento, una ragazza dall'animo dolce e dal fegato esigente lo salva, lo strappa dall'immondizia che è la sua vita e lo accoglie nel suo caldo cuor. Bon qui ci stanno le scene di sesso.
Ovviamente le cose si fanno drammatiche perchè comunque ci devono sempre essere dei casini, così è la vita, e Vladimir ci rimane scottato: rescinde il contratto con l'Amore e si traferisce a parametro zero alla Odio&Noia. Una storia molto triste..
Comunque il povero Vladimir, ormai solo, abbandonato dalla sua ex, lontano dalla famiglia e isolato dalla gente del suo quartiere, può solo entrare in polizia.
Il caso volle che, a 142 chilometri da Maribor, alle porte di Lubjana, un posto di blocco della polizia slovena fermi una Nissan Serena. Eh si, è proprio quella Nissan Serena. Beh, si dicono i nostri, che problemi vuoi che ci siano...patente, libretto, documenti. Ovviamente, ovviamente dico, ovviamente il genio di turno non ha la carta d'identità. Ma che problema vuoi che ci sia? C'è la patente. Niente, dice Vladimir, sono solo 250€ euro di multa e retrofront in Italia. La cosa puzza di marcio e di fregatura, col quel retrogusto di pesce che proprio non si può sopportare. Macchè! Vladimir è un onesto, panzone e pelato uomo di legalità: 250 euro e a casa. Niente da fa'.
Così è la vita. "Così è la vita porchiddio!"

Congratulations

"Come scrive male" disse una delle dolci e giudiziose snob all'altra.
Qui inizia un'altra storia, che parla di ragazzi di borgata al centro di raccolte di fototessere e di anime, di sbronze, di Miyazaki, della mancanza di meritocrazia in Italia e di quei fottutissimi formichieri che non mi lasciano in pace un secondo!

FINE


Ispirato ad una storia vera, quella della prima guerra mondiale.

venerdì 26 novembre 2010

Novembre

novembre è il mese dei morti. i miei dubbi sull'undici settembre. le tue frasi ad effetto. il suo seno. il nostro coraggio assenteista, dove sei brunetta? rimuginare. scartare. "se solo avessi avuto un po' meno paura". "il rimpianto è solo un'illusione". restare indifferenti di fronte ai monumenti. commuoversi per l'elenco, in parte banale, di ilaria cucchi. commuoversi, nel mezzo del frastuono, isolati grazie all'alcol dalle geste altrui; indifferenti, inutili e vani tentativi di divertimento fine a se stesso. e pensare che non sia ha come provare determinate cose, tu chiamale se vuoi emozioni. finzioni, gente che finge o c'è rimasta fregata, hanno imparato la vita da canale 5. ce n'è di gente così. correre incontro al mare. non capire niente e rimanere estasiati. capire tutto e rimanere estasiati. nel mistero si cela il fascino. il fascino non è nulla di concreto. universi paralleli. siamo un chicco di riso nella cina moderna. cos'è stato questo rumore? cos'è stato? solo una fase di passaggio, un vuoto tra una parte e l'altra? cos'è stato questo rumore? sembrava di essere vicino ad un aereo in accensione, sembrava di esserti vicino. sembrava di esserti vicino.
questo manca, almeno a novembre , che è il mese dei morti.



detto questo, detto niente. pare che il governo caschi o cada a seconda del congiuntivo che non conosco e non me frega un cazzo. mi premeva dire non so cosa, non so cosa capito? donne struscianti in discoteca, donne che tramontano ad ovest. quanti problemi ti fai? fai una x sul cuore e vai col twist o lo ska si balla e non si pensa a quanto la vita può essere triste se ti metti a pensare a cosa hai provato e ora non provi più più più più yahoo!

martedì 23 novembre 2010

Questo mi fa schifo

un ragazzo ucciso a manganellate dai poliziotti a 18anni. Solo 18 anni capito! Meno di quanti ne ho adesso. E questi signori qui si son presi solo 3 anni e 6 mesi. Ecco, io sono contro le pene dure etc etc sono tutt'altro che giustizialista. Però questa cosa, questa cosa che gli infami in questo paese la passano sempre liscia proprio non la posso mandare giù. Non la riesco a mandare giù. Non la riesco a mandare giù. Non la riesco a mandare giù.

http://ilmalpaese.wordpress.com/2010/11/22/la-mamma-di-aldrovandi-%E2%80%9Cecco-cosa-avrei-detto-a-vieni-via-con-me%E2%80%9D/

lunedì 15 novembre 2010

Dio - prima puntata

Volendo la vita è come un salto triplo: puoi rimediare ad un errore, ma è dura. Oppure la prendi sciolta e ti fingi infortunato.

sabato 13 novembre 2010

guarda ho scritto delle sceneggiature poco brillanti, inizio a pensare siano direttamente proporzionali al futuro. scusami qua mi stanno dando formule. e penso penso. e bevo bevo. dovevo e volevo scrivere altre cose. tipo che parlo alle due di notte di quello che è un po' il come funziona il mondo e, se ti appare più o meno chiaro ,capisco bruno che sotto sotto mi parla di tagliarsi in qualche modo la propria isola felice in mezzo a questo delirio dannoso.
copieski mi dice cosa cerchi. che cazzo ne so mi dico.
CHE CAZZO NE SO
dicevo, ssh fammi prendere tempo, dicevo, fammi prendere tempo, fammi prendere tempo. che non sarà una base americana a farci infelici, semplicemente ci renderà chiaro che da queste parti devi guardare a te stesso, ma in maniera seria intendo.
poi fare una sintesi di tutto quello che uno c'ha in mente bisogna essere dei maestri. per questo dico che tarantino uno non è che se non guarda i suoi film perde qualcosa. se mi faccio una bella serata con gli amici è circa la stessa cosa, quasi sicuramente è meglio.
dio perdona quelli che si esaltano con la violenza.
sono agnostico.
sono indeciso, su cosa devo fare, su dove devo andare. la verità è che milioni di dubbi, anzi, due tre dubbi determinanti su quello che sarà il mio futuro mi dilaniano, mi dilatano le pupille, e io vorrei parlarne con te, dico vorrei leggerti queste sceneggiature e sentire le tue critiche.
sentire le tue critiche.
e vasco brondi dice non preoccuparti se gli alberghi appena costruiti copronoi tramonti; prima lo dice per amore poi lo dice con ironia. ed è chiaro che qui stanno oscurando la bellezza per il profitto. è quello che facciamo da millenni e, se uno si rifugia in un bunker, lo chiama amore e non dura molto. a volte.

ahah "e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino" cazzo bisogna ascoltarlo bene vasco brondi! viva le 3.17